Nell’effervescente panorama della musica rock italiana, spesso si cercano nuove voci, sonorità che sfuggano alle classificazioni più immediate. E così, quando arriva una notizia come “Essere del Sud, nel Nord” – Il viaggio di 7EMA dalla musica classica all’elettronica araba”, l’attenzione è immediata. Non si tratta solo di un cambio di genere, ma di un vero e proprio ponte culturale e sonoro, un percorso che merita di essere approfondito per capire cosa significhi per il futuro della nostra scena musicale.
7EMA, al secolo Daniele Paterniti, non è un nome nuovo per chi mastica un po’ di musica in Italia. Ma il suo percorso recente, quello che lo porta a mescolare le sue radici siciliane con le pulsazioni dell’elettronica araba, mentre si trova nel “Nord” (presumibilmente inteso come il centro nevralgico della produzione musicale italiana, Milano o realtà simili), è un segnale forte. È la dimostrazione di come le tradizioni possano essere reinterpretate, non rinnegate, ma arricchite da influenze globali, dando vita a qualcosa di inedito e profondamente contemporaneo.
Dalla Conservatorio all’Underground Elettronico: Un Non-Conflitto Generazionale
Il passaggio dalla musica classica all’elettronica non è una novità assoluta. Molti artisti, con una solida formazione accademica alle spalle, hanno trovato nell’elettronica un terreno fertile per esplorare nuove sfumature espressive, liberi dalle convenzioni e dalle partiture. Ciò che rende interessante il caso di 7EMA, però, è l’innesto di elementi della cultura musicale araba. Questo non è un semplice “world music” nel senso più commerciale del termine, ma un’integrazione profonda, che va oltre l’uso di sample e loop. Immaginate la disciplina e la struttura della musica classica, che incontra la spiritualità e la complessità ritmica della musica araba, tutto filtrato attraverso la lente moderna dell’elettronica underground. Il risultato è un sound che parla di identità, di viaggio, di un incontro tra culture apparentemente distanti ma che, nelle mani giuste, possono fondersi armoniosamente.
Per il pubblico italiano, abituato a una certa linearità nel rock d’autore, l’approccio di 7EMA può essere una boccata d’aria fresca. Significa confrontarsi con strutture non convenzionali, con testi (se presenti) che potrebbero spaziare tra lingue e dialetti, e con una narrazione che va oltre il classico storytelling. È un invito a esplorare, ad aprire le orecchie e la mente a sonorità che rompono gli schemi, pur mantenendo un’autenticità che affonda le radici nella storia personale dell’artista.
Il fatto che questo avvenga “nel Nord”, lontano dalla Sicilia, può essere interpretato come un fenomeno di decostruzione e ricostruzione. Lontano dalle sue origini geografiche, 7EMA ha avuto forse la libertà di guardare alla sua terra da una prospettiva diversa, di elaborare le sue radici con una nuova consapevolezza, integrando ciò che ha imparato e vissuto nel “Nord”. Questo processo di “distacco e riavvicinamento” è spesso un catalizzatore di creatività, permettendo all’artista di vedere le proprie radici non come un limite, ma come un punto di partenza per un’esplorazione sonora senza confini.
Cosa significa tutto questo per la scena rock italiana? Significa che il “rock” non è più solo chitarra, basso e batteria. È un concetto molto più ampio, che abbraccia sperimentazione, fusione di generi, e un’apertura verso culture diverse. 7EMA si posiziona in quella nicchia sempre più ricca di artisti che, pur avendo un DNA rock nella loro attitudine e nella loro capacità di rompere gli schemi, utilizzano strumenti e linguaggi contemporanei per veicolare il proprio messaggio. È un promemoria che la musica, per rimanere viva e rilevante, deve evolvere, osare e, soprattutto, raccontare storie nuove, con sonorità che riflettono la complessità del mondo in cui viviamo.
Seguire il percorso di 7EMA sarà interessante per capire come questa fusione di mondi continuerà a svilupparsi, e quale impatto avrà sul pubblico e sugli altri artisti. La sua musica è un invito a guardare oltre i confini, a celebrare la diversità e a riconoscere la bellezza nell’incontro tra tradizioni lontane, un elemento essenziale per un genere che vuole rimanere vitale e all’avanguardia.