La notizia ha fatto il giro del web in poche ore, rimbalzando dagli account social più seguiti alle testate specializzate, e persino tra le chat più disparate: Dwayne “The Rock” Johnson, l’attore iconico, l’ex wrestler dal carisma debordante, l’uomo che sembra non sbagliare un colpo – o un pugno – al botteghino, ha debuttato nel mondo della musica con il brano “Your Dad”. Un pop-rock che, inevitabilmente, sta dividendo l’opinione pubblica, ma che per noi, esperti e appassionati di rock italiano, offre uno spunto di riflessione ben più ampio e interessante.
Partiamo dal dato di fatto: “The Rock” non è il primo, e certamente non sarà l’ultimo, a tentare la strada della musica dopo aver conquistato altri settori dell’intrattenimento. Il fenomeno delle celebrità “ibride”, che spaziano tra cinema, televisione e, appunto, musica, è sempre più diffuso. Pensiamo a Jared Leto con i Thirty Seconds to Mars, o a Jack Black con i Tenacious D, e potremmo citarne molti altri. Ma ciò che differenzia il caso di Johnson è la sua provenienza da un mondo, quello del wrestling prima e dei blockbuster hollywoodiani poi, che apparentemente dista anni luce dalle sonorità rock.
Cosa significa per il rock (italiano e non solo)?
L’ingresso di una figura così titanica nel panorama musicale, per quanto orientata a sonorità più pop-friendly, porta con sé diverse implicazioni. La prima è l’inevitabile attenzione mediatica. Qualsiasi cosa faccia The Rock, genera traffico, discussioni, visualizzazioni. E questo, per un genere come il rock che, pur rimanendo fortissimo in Italia e nel mondo, a volte fatica a trovare lo spazio mainstream che meriterebbe, non è necessariamente un male. Una celebrità del suo calibro, anche solo per un breve periodo, può catalizzare l’attenzione su sonorità che, in un modo o nell’altro, si avvicinano al rock.
Certo, “Your Dad” non è un brano che rivoluzionerà il panorama rock, né che si posizionerà accanto ai capolavori delle band rock d’autore italiane che tanto amiamo e seguiamo. Le sonorità sono patinate, radiofoniche, costruite per un pubblico ampio e trasversale. Non c’è quella “sporcizia”, quella ruvidità, quell’urgenza espressiva che spesso caratterizzano il rock più autentico. Tuttavia, il fatto che un attore così popolare si cimenti con chitarre elettriche e ritmiche incalzanti, seppur leggere, può innescare una curiosità in chi solitamente non si avvicina al genere. Magari, tra i milioni di fan di The Rock, qualcuno, incuriosito, andrà a cercare altre band, altre sonorità, scoprendo un mondo musicale molto più profondo e articolato.
Per il rock italiano, in particolare, questo fenomeno ci spinge a riflettere sulla nostra identità e sulla nostra capacità di penetrare nel mainstream. Mentre il rock internazionale a volte si “diluisce” per raggiungere platee più vaste, il rock d’autore italiano ha sempre mantenuto una forte coerenza e integrità artistica. La lezione che possiamo trarre dal “fenomeno The Rock” è forse quella di saper sfruttare l’attenzione, di saper dialogare con un pubblico sempre più frammentato, senza però snaturare la propria essenza. Continuare a produrre musica di qualità, ad emozionare con testi e sonorità significative, a proporre live che lascino il segno, è la nostra vera forza.
In conclusione, mentre “Your Dad” di The Rock difficilmente finirà nelle playlist dei puristi del rock, rappresenta comunque un interessante caso di studio. Un’ulteriore dimostrazione di come i confini tra i generi e tra i mondi dell’intrattenimento siano sempre più labili. E, per noi, l’ennesima occasione per ribadire che il rock, nelle sue mille sfaccettature, continua a essere vivo, vitale e capace di attrarre, anche indirettamente, l’attenzione di un pubblico vastissimo.